Ricordando Don Giovanni Zorzoli

“Tutto per mezzo tuo, o cara Madonna”. Don Giovanni era solito iniziare ogni preghiera di esorcismo con questo dolce atto di affidamento alla Vergine Maria, con la quale viveva un rapporto specialissimo.

Don Giovanni amava profondamente la Madonna, ma soprattutto si sapeva teneramente amato da lei. Un giorno, durante un esorcismo, la Madonna gli fece sapere che gli avrebbe mandato casi di non facile soluzione. Quale fu la sua reazione? Provò una grande gioia, tanto che andava ripetendo: se la Madonna mi avesse detto “ecco sei privilegiato, sei la persona che ho scelto” non mi avrebbe dato quella gioia che ho provato sentendomi dire “ti mando i casi più difficili”. Si sentiva nel cuore di Maria e da qui attingeva forza e umiltà.

Un’altra volta ordinò a Lucifero di lodare Maria e questa fu la preghiera che Lucifero fu obbligato a proferire come se sgorgasse direttamente dalla bocca stessa di Dio Padre:

Maria figlia dell’Amore

Maria Madre dell’Amore

Maria gemma del mio cuore

Maria porta del Cielo

Maria vena di Grazia che scorre col sangue di mio Figlio

In un tempo in cui poteva andare di moda parlare di nuove povertà e imprimere alla fede e alla pastorale un eccessivo sbilanciamento verso il sociale, don Giovanni è rimasto un “prete all’antica”, pur nella sua modernità, un prete cioè disposto a farsi carico delle povertà spirituali delle persone, quelle causate dal demonio e dal peccato. La porta non solo dello studio, ma soprattutto quella del suo cuore, era spalancata a questa umanità ferita e piagata. La sua opera di accoglienza non si limitava ad ascoltare le persone e a pregare su di esse. Faceva molto di più: portava tutti con sé nella celebrazione dell’Eucarestia. Questo era il cuore del suo cuore.

Ogni giorno era solito deporre tutti coloro che incontrava nel Calice della Santa Messa, riservando un posto tutto speciale per i giovani. La Madonna gradisce questa sua offerta e gli fa sapere: “Ti ringrazio per aver consacrato tanti giovani al mio Cuore Immacolato. Gesù non può fare nulla senza di voi. Voi siete le braccia di Gesù ed avete sottovalutato la potenza che Gesù ha dato a ciascuno di voi”.

Varcare la soglia di quel piccolo e caotico “ufficio” di Corso Garibaldi a Mortara, era come entrare in un’altra dimensione, era come andare alle sorgenti stesse delle fede. Non si entrava solamente in una stanza, ma in un mondo che aveva a che fare col divino. Lì era come se le cose studiate sui libri prendessero corpo: la potenza dello Spirito Santo, la dolce materna presenza di Maria accanto a noi, il mistero della Comunione dei santi, ma soprattutto la potenza redentrice e liberatrice del Cristo.

Questo mondo divino non dimorava in una stanza, ma nel cuore di quell’esile prete in talare che lì dentro passava le sue giornate desideroso di conformarsi sempre più al suo Signore e Maestro nel farsi pane spezzato: hoc est enim corpus meum!

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