Come un cane rabbioso

PAPA FRANCESCO PARLA SEMPRE PIÙ SPESSO DEL DIAVOLO.

Ne ha parlato ancora e diffusamente nella Messa di martedì 8 maggio 2018. Ne aveva parlato la settimana precedente durante la catechesi del mercoledì in piazza San Pietro: “Il diavolo divide, Dio unisce sempre la comunità, la gente, in un solo popolo… Nella misura in cui dico ‘No’ alle suggestioni del diavolo – colui che divide – sono in grado di dire ‘Sì’ a Dio che mi chiama a conformarmi a Lui nei pensieri e nelle opere. Non è possibile aderire a Cristo ponendo condizioni. Occorre distaccarsi da certi legami per poterne abbracciare davvero altri. Qualcuno è sempre riuscito a cavarsela bene e noi diciamo questo va bene con dio e col diavolo. No, questo non può andare. O stai bene con dio o stai bene col diavolo. Occorre tagliare dei ponti, lasciandoli alle spalle, per intraprendere la nuova Via che è Cristo”.

Ne ha scritto ampiamente nei numeri 158-168 dell’esortazione apostolica da poco pubblicata sulla santità Gaudete et exultate che porta la significativa data del 19 marzo, Solennità di San Giuseppe.

Chi si è preso la briga di fare un po’ di conti dice che in cinque anni di Pontificato, Papa Francesco ha citato  il diavolo molte più volte di quanto abbiano fatto insieme i suoi predecessori nell’ultimo mezzo secolo.

Ne parlò da subito, all’indomani della sua elezione durate la Santa Messa concelebrata con i cardinali nella Cappella Sistina. Era il 14 marzo 2013 e papa Francesco, citando Leon Bloy, aveva affermato: “Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo”. Il giorno appresso, il 15 marzo, incontrando i cardinali riuniti nella Sala Clementina, scostandosi dal testo scritto, aveva detto: “Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno”

Rivolgendosi alla Gendarmeria vaticana il 28 settembre 2013 Francesco ricordava che “il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale”.

Il 29 settembre 2014, festa di san Michele arcangelo, nella messa in Santa Marta Papa Francesco spiegava che “Satana è nemico dell’uomo ed è astuto perché presenta le cose come se fossero buone, ma la sua intenzione è distruggerlo, magari con motivazioni umanistiche”.

Numerose sono le occasioni in cui è ritornato sull’argomento. Si impone, dunque, una seria riflessione e un’attenta presa di coscienza affinché si intensifichi il combattimento spirituale.

 

L’obiettivo è l’uomo. L’obiettivo di satana è colpire l’uomo e solo l’uomo, non le cose. Il perché lo intuiamo facilmente: «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente. Carissimi, noi fin da ora siamo figli di Dio ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo così come Egli è» (1 Gv 3, 1-2).  L’odio di satana si accanisce contro questa realtà: che siamo veramente figli di Dio e un giorno lo vedremo come Egli è.

Satana sa benissimo che cosa è la beatitudine del Paradiso, perché l’ha vissuta. È come chi ha perduto la vista, che può pienamente valutare la disgrazia della cecità; (un giorno durante un esorcismo, mentre recitavo il sanctus mi sono sentito dire dal demonio: lo conosco bene perché l’ho cantato anch’io!)

Satana vede con chiarezza che ogni battezzato, anche se non è praticante, è potenzialmente un candidato alla visione beatifica di Dio; inoltre, nella sua infinita disperazione di aver perduto il Paradiso, scarica il suo odio sulle creature umane che portano già i segni di grazia per un imminente incontro di luce e di pace con Dio. E allora colpisce. Ribellatosi a Dio vuole trascinare tutti dentro questo suo odio per Dio.

Lo spirito delle tenebre si adopera in mille modi per mostrare Dio come un nemico dell’uomo e così sfidare l’uomo a diventare l’avversario di Dio. Nel colpire all’impazzata si prefigge due obiettivi:

  • il primo è quello di portare alla perdizione eterna. Il primo gesto operato sulle persone colpite, è quello di distogliere gradualmente dalla preghiera. Poi scaricando una serie continua di mali, di dolori, di insuccessi, di calamità, cerca di portarle all’odio, alla bestemmia, alla ribellione a Dio, a farle morire nella disperazione eterna. E se non ci sono aiuti e difese spirituali spesso ci riesce.
  • Il secondo scopo è di vedere sfregiata fin da questa vita la realtà dei figli di Dio. Quando il demonio infliggeva tremende sofferenze a padre Pio o ad altri santi, non poteva stupidamente illudersi di portarli alla perdizione eterna. Ma proprio perché erano delle creature più splendenti di grazia, si accaniva nel suo odio per vederli sofferenti e combattuti.

 

San Pietro, nella sua Prima Lettera,  ci mette in guardia: “Il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente, va in giro cercando chi divorare. Resiste gli saldi nella fede” (1Pt 5,8-9). Il diavolo si aggira come leone ruggente che cerca cioè di sbranare l’uomo. Il cristiano deve sapere bene chi è questo nemico, che cosa fa, come identificarlo e come respingerlo.

 

Vale la pena di leggere per intero l’omelia tenuta durante la Santa Messa a Casa Santa Marta martedì 8 maggio.

C’è un nemico «seduttore» che sfrutta «la nostra curiosità e la nostra vanità» promettendo «regali ben incartati» in un bel «pacchetto, senza farci vedere cosa c’è dentro»; che è come «un cane rabbioso e incatenato» da non avvicinare — perché altrimenti «ti morde, ti distrugge» — e con cui non bisogna mai dialogare ma, al contrario, combattere con le armi della preghiera, della penitenza e del digiuno. È stata tutta incentrata sulla lotta spirituale contro il diavolo la riflessione proposta da Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta martedì mattina, 8 maggio.

Prendendo spunto dal passo finale del vangelo del giorno (Giovanni 16, 5-11), il Pontefice ha esordito all’omelia spiegando come il Signore dica «che sarà lo Spirito Santo a farci capire che il principe di questo mondo è già condannato». Di conseguenza «noi dobbiamo chiedere allo Spirito Santo la grazia di capire bene questo» e cioè che «il demonio è uno sconfitto». Certo il Papa ha subito avvertito che «non è morto, è vivo»; al limite «possiamo dire che è moribondo», però è anche «uno sconfitto». Per questo motivo «non può promettere nulla, non può darci la speranza di costruire qualche cosa. No, è uno sconfitto».

Eppure, nonostante «noi sappiamo che è sconfitto», ha avvertito Francesco, «nella vita quotidiana non è facile interiorizzare questo concetto, portarlo alla nostra convinzione». E il perché è facile da comprendere: «prima di tutto perché il diavolo è un seduttore e ci piace essere sedotti. A noi — ha sottolineato il Papa con enfasi — piace. E lui sa come avvicinarsi; sa quali parole dirci. Risveglia la nostra curiosità, perché siamo tutti curiosi, e la nostra vanità: “Ma cosa dice questo?”». Insomma ciò «che è accaduto a Eva, accade in noi. A noi: “Assaggiate questo! Non è come voi pensate, no…”. È la seduzione». Inoltre, ha proseguito il Pontefice, «alla nostra vanità piace che pensino a noi, che ci facciano proposte… E lui ha questa capacità; questa capacità di sedurre». Per tale motivo «è tanto difficile capire» che si tratta di «uno sconfitto; perché lui si presenta con grande potere: ti promette tante cose, ti porta dei regali — belli, ben incartati — “Oh, che bello!” — ma tu non sai cosa c’è dentro – “Ma, la carta fuori è bella”. Ci seduce con il pacchetto senza farci vedere cosa c’è dentro. Sa presentare alla nostra vanità, alla nostra curiosità, le sue proposte». Infatti, ha aggiunto il Papa con un’immagine evocativa, «sta per morire, ma come il drago, come il coccodrillo — che quando sta per morire i cacciatori dicono: “Non avvicinarti al coccodrillo, perché con un colpo di coda ti può mandare all’altro mondo — è pericolosissimo». Ed «è un seduttore. Si presenta con tutto il potere. E noi, scemi, crediamo».

Insistendo su quanto sia pericoloso il diavolo, Francesco si è quindi soffermato sul fatto che «sa parlare bene. Parla benissimo». Non solo: «sa anche suonare, sa cantare; persino l’Alleluia pasquale è capace di cantare, per ingannare. È il grande bugiardo, il padre della menzogna». Del resto «le sue proposte sono tutte bugie, tutte». Purtroppo però «presenta le bugie e noi crediamo. È uno sconfitto, ma si muove come vincitore». Al punto che «è anche capace di darci luce, illumina! Ma la luce del diavolo è folgorante, come il fuoco d’artificio, e non è duratura. Un istante, poi svanisce». Invece «la luce del Signore è mite, ma permanente». Per cui, ricapitolando, Francesco ha ricordato che il diavolo «ci inganna, ci seduce, sa toccare la nostra vanità, la curiosità e noi compriamo tutto, compriamo tutto. E lì, cadiamo nella tentazione. Se fosse la tentazione di un grande guerriero, almeno ha lottato». Ma, ha detto il Papa senza mezzi termini, «è la tentazione presentata da un codardo — perché è codardo — da un bugiardo, da un seduttore». Insomma è «uno sconfitto pericoloso».

«State attenti» ha messo in guardia il Pontefice, ribadendo che «dobbiamo essere attenti al diavolo. “Che cosa devo fare, padre?”. Sempre viene questa domanda: “Padre, cosa faccio davanti a questo diavolo sconfitto, ma furbo, bugiardo, seduttore che vuole prendermi per sé? Cosa devo fare?”». Francesco ha risposto ricordando che «Gesù ci dice, lo dice agli apostoli, cosa fare: vigilare e pregare. “Vigilate e pregate”: prima cosa. E quando preghiamo il Padre Nostro chiediamo la grazia di non cadere in tentazione, che ci protegga per non scivolare nella tentazione». Quindi la prima arma è la «preghiera». Ma, ha aggiunto, «quando la seduzione è forte — noi ce ne accorgiamo, ma lui cerca di illuminarci con la sua luce artificiale — penitenza, digiuno». Altre armi dunque nell’arsenale dei cristiani per questa lotta; infatti «Gesù dice del diavolo in questi momenti più forti: “A questi si vince con preghiera e digiuno”». Il Signore è chiaro: «vigilate, pregare e poi, da un’altra parte, dice: preghiera e digiuno. Soltanto con questo».

Prima ancora, è un ulteriore suggerimento di Francesco, «un’altra cosa che dobbiamo fare è non avvicinarci. Un padre della Chiesa dice che “il diavolo è un cane arrabbiato — o meglio rabbioso — e incatenato”. Lui è incatenato. Ma non vai a fargli una carezza? Non andare a fare una carezza perché ti morde, ti distrugge. Lui lì, io qui». Dunque «non avvicinarsi», perché «se io so che se spiritualmente mi avvicino a quel pensiero, se mi avvicino a quella voglia, se io ci vado da quella parte o dall’altra, mi sto avvicinando al cane arrabbiato e incatenato. Per favore, non farlo», ha raccomandato Francesco descrivendo le possibili conseguenze in un dialogo immaginario: «“Ho una ferita grossa…” — “Chi te l’ha fatta?” — “Il cane” – “Ma era incatenato?” — “Eh, sì, io sono andato a dargli una carezza” — “Ma te la sei cercata”. Proprio «così», ha osservato Francesco: «non avvicinarsi mai» pensando che tanto «è incatenato. Lasciamolo lì incatenato».

Infine l’ultimo ammonimento del Papa: «un’altra cosa che dobbiamo fare: stare attenti e non dialogare con il diavolo. Eva è caduta per dialogare. Lui è venuto: “Ma mangia, come mai…” — “No, ma se il Signore…”. Poverina: si è creduta la grande teologa ed è caduta». Invece «non dialogare», visto che «Gesù ci dà l’esempio. Nel deserto, quando il diavolo lo porta alla tentazione — le tre tentazioni — come risponde Gesù»? si è chiesto il Papa. «Con le parole di Dio — è stata la risposta decisa — con la parola della Bibbia. Mai con una parola sua; non dialoga con lui. Gesù scaccia i demoni, li caccia via o risponde con la parola di Dio. Alcune volte, chiede il nome. Non fa un altro dialogo con loro». Insomma «con il diavolo non si dialoga, perché lui ci vince, è più intelligente di noi. È un angelo; è un angelo di luce. E tante volte si avvicina a noi facendo vedere questa luce, ma ha perso la luce, e si traveste come angelo di luce, ma è un angelo di ombra, un angelo di morte».

Da qui l’invito conclusivo a riflettere sull’odierna «Parola di Gesù» riportata dall’evangelista Giovanni: «Il principe di questo mondo è già condannato». Infatti il demonio «è un condannato, è uno sconfitto, è un incatenato che sta per morire»; ma, ha denunciato il Pontefice, «è capace di fare delle stragi. E noi dobbiamo pregare, fare penitenza, non avvicinarci, non dialogare con lui. E alla fine, andare dalla madre, come i bambini», visto che «quando i bambini hanno paura, vanno dalla mamma: “Mamma, mamma… ho paura!”, quando fanno dei sogni… vanno dalla mamma». E per il cristiano la mamma è «la Madonna; lei ci custodisce». Perciò «i padri della Chiesa, soprattutto i mistici russi, dicono — ha pregato Francesco — “nel tempo delle turbazioni spirituali, rifugiarsi sotto il manto delle grande Madre di Dio”. Andare dalla Madre».

2 pensieri riguardo “Come un cane rabbioso

  1. Mi sbaglio o la Madonna a Medjiugorje ha detto che dal 2000 il diavolo è slegato dalle catene ed è ancora più pericoloso perché non è più sufficiente tenersi a debita distanza …?

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    1. Messaggio del 1 gennaio 2001 (Marija)
      Questa sera in modo speciale vi ho voluto qua. In modo speciale adesso in cui satana è libero dalle catene. Io vi invito a consacrarvi al mio cuore e al cuore di mio figlio. In modo speciale adesso cari figli miei vi invito ad essermi vicino. Io vi benedico tutti con la mia benedizione materna. Andate in pace cari figli miei.

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