L’ANNO È DAVVERO BUONO

Ad augurare “Buon Anno” tra gli ultimi giorni di dicembre e i primi di gennaio sono capaci tutti, ma basta lasciar passare una manciata di giorni del nuovo e più nessuno dice buon anno, perché in fondo ci si è già rassegnati a rientrare nel solito tran tran.

Proprio in questi giorni, durante un’ora di Adorazione Eucaristica, mi trovavo a pensare (non vorrei dire mi distraevo a pensare!) tra me e Lui: ma poi, concretamente, cosa vuol dire buon anno? Si, insomma, come devono andare le cose perché un anno possa dirsi buono? Può un anno decidere di fare il cattivo? E mentre mi perdevo in questo tour filosofico, tutt’a un tratto mi è parso che il mio Compagno di adorazione mi dicesse: ma guarda che l’anno è buono!

Come dargli torto? Del resto il tempo è roba sua, è suo dono. Proprio così.

Mi sono ricordato allora che da bambino quando accompagnavo la mia mamma a fare la spesa, sui sacchetti di plastica del supermercato c’era scritto: “Il tempo è denaro: da noi si risparmia l’uno e l’altro”. Che enorme sciocchezza. Mi ci sono voluti un po’ di anni per comprenderlo. Oggi direi: il tempo è grazia di Dio, non sciuparlo.

Il tempo che ci è dato di vivere è abitato dall’amore di Dio. Quanto a noi c’è sempre il pericolo di viverlo male, ma da parte di Dio il tempo è sempre tempo di salvezza: in Gesù Dio è entrato nel tempo dell’uomo per rimanervi.

Qualcuno potrebbe subito obiettarmi che sì, è bello tutto questo, ma poi ci troviamo a fare i conti con una serie interminabile di mali, di sofferenze, di drammi di ogni genere, alcuni causati dalla cattiveria degli uomini e altri invece dagli eventi naturali avversi.

Questo è innegabile, c’è però una novità che non dobbiamo lasciarci sfuggire: l’eterno e il tempo si sono incontrati per cui più nulla è banale perché – detto nel  modo più semplice possibile – Dio abita con noi.

Ecco perché l’anno è buono. Sì, c’è la fatica del vivere, ma soprattutto c’è Lui con la sua dolce presenza che riempie di significato ogni cosa, anche le pieghe più buie e dolorose.

Proprio questa mattina nel fare gli auguri di buon compleanno via sms ad una cara amica le scrivevo: “Mi unisco al tuo cantico di lode a Colui che ti ha fatto. È meglio esserci che non esserci perché chi c’è è candidato all’eternità!”.

Che poi questo è quello che ha voluto esprimere quel geniaccio di Michelangelo Buonarroti nell’affrescare la creazione di Adamo nella Cappella Sistina. Anche il più distratto osservatore si accorge che mentre il dito di Dio è tutto allungato, quello di Adamo invece ha lo spazio di un piccolo movimento, di quel poco che basta per tornare a toccare il dito da cui è partito il primo tocco creatore. Da lì è nata l’umanità e da lì rinasce in ogni momento. Se quel tocco continua – questa volta per la mossa della nostra libertà – allora è la speranza a prevalere sulla disperazione. Se invece del contatto col dito creatore del Padre, il dito dell’uomo va a posarsi altrove ecco che invece prevale la disperazione sulla speranza fino al verificarsi di quella tragica realtà scritta in modo da far spavento sui tralicci della ferrovia: chi tocca muore!

Undici anni fa, di questi giorni, avveniva il tragico naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio. Pochi istanti dopo l’urto col fondale la nave era completamente fuori controllo, destinata a inabissarsi, con tutte le persone a bordo, ma ecco che un vento improvviso e improvvise correnti sottomarine hanno fatto ruotare la nave su stessa fino a spingerla verso l’isola. Un ingegnere, intervistato dallo sceneggiatore Pablo Trincia che ha curato un video su quel naufragio, ha detto che le probabilità che questo potesse accadere con quella precisione erano bassissime: è come se Dio avesse spostata la nave col dito. Proprio così, ha parlato del dito di Dio!

Buon anno allora, alla ricerca del dito di Dio. Lui è sempre lì, noi non proprio e non sempre, ma possiamo migliorare, possiamo vivere il tempo che ci è donato (lo chiamiamo presente perché è un dono di Dio, è il suo regalo!) come una grande opportunità per riazzerare errori e atteggiamenti negativi e ripartire a gonfie vele.

Bando allo scoraggiamento e alla tristezza, da cui spesso ci facciamo prendere. La speranza prima di giungere in Piazza della Risurrezione passa per Via della Croce: l’importante è non separare la vita terrena dalla vita celeste. L’eterno è entrato nel tempo e il tempo è diventato ormai via all’eternità.

Il “passeggere” di leopardiana memoria chiede sul finale del suo dialogo col venditore di almanacchi: “Oh che vita vorreste voi dunque?” e il venditore risponde: “Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti”. Buon anno, davvero. Anzi no, l’anno è davvero buono.

3 pensieri riguardo “L’ANNO È DAVVERO BUONO

  1. Leggendo la bella riflessione, mi veniva alla mente un venerabile vescovo americano il quale disse:
    “L’inizio di un nuovo anno è un’opportunità di miglioramento. Non fa molta differenza quello che è stato il passato, perchè non dobbiamo guardarci indietro…Ciò che conta di più è la santificazione del momento presente. Il tempo è così prezioso che Dio lo scandisce secondo per secondo. Se la vita nel passato è stata cattiva, il nuovo anno è un’occasione di penitenza. In tal modo il tempo viene riscattato. Se la vita, invece, è stata virtuosa, il nuovo anno è un’opportunità per una maggior perfezione di sè.”
    (Fulton J. Sheen, da “On Being Human”)

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  2. Pingback: buon anno

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